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La velocità del sito

Posted in Internet Marketing on novembre 16th, 2009 by Stefano – 10 Comments

La dichiarazione di Matt Cutts per la quale la velocità di un sito potrebbe presto diventare uno dei (tanti) fattori valutati per decidere il ranking sta creando parecchia discussione nella comunità SEO. In sintesi, il messaggio di Matt Cutts è: un sito molto veloce potrebbe ottenere un vantaggio in termini di posizionamento su Google, mentre un sito terribilmente lento potrebbe essere leggermente penalizzato.

Prima considerazione: mi sembra giusto. Da utente di un motore di ricerca, mi disturba un po’ cliccare su uno dei risultati di una ricerca e dover attendere per l’apertura del sito. Non a caso, a volte apro direttamente tre/quattro tab con i vari risultati e poi leggo quel sito che si apre per primo. Dato che Google non può non aver interesse ad offrire la miglior esperienza d’uso ai propri utenti, mi sembra di conseguenza giusto iniziare a valutare il parametro velocità.

Seconda considerazione: non capisco perché ci si agiti tanto su questo annuncio :) In fondo, ottimizzare la velocità di un sito è cosa che i SEO hanno sempre fatto (o almeno, provato), soprattutto per i siti di grandi dimensioni. Infatti, se è vero che in un prossimo futuro la velocità diventerà un fattore per determinare il ranking, è anche vero che già ora (e non da oggi) un sito veloce ha il vantaggio di non far sprecare risorse agli spider. Ad oggi, insomma, la velocità ha già un impatto, anche se è relativo al crawling del sito piuttosto che al ranking vero e proprio.

Già cinque anni fa, per dire, usavo Web Page Analyzer per scoprire velocemente cosa richiedesse una ottimizzazione delle pagine per migliorare la velocità. Oggi ci sono diversi strumenti per fare le verifiche del caso, ad esempio Page Speed, rilasciato da Google, e YSlow, rilasciato da Yahoo!. Entrambi sono extension di Firefox che richiedono Firebug.

Come potrete capire usando questi tool, l’importanza della velocità sta sia nei tempi di risposta del webserver sia negli elementi stessi della pagina. Quindi, va ottimizzato tutto: il webserver, le immagini, il codice javascript, e così via.

Nuove linee guida per i Google Local Business Listing

Posted in Internet Marketing on novembre 5th, 2009 by Stefano – 4 Comments

Una delle cose che rendono più affascinante al momento studiare il local SEO è che i cambiamenti sono repentini. Per dire, non ho fatto in tempo a pubblicare la mia guida sul posizionamento nelle Google Maps che sono cambiate le linee guida, con alcune modifiche di particolare interesse. Per fortuna non sono stato tanto ingenuo da ritenere quella guida una versione definitiva; appena avrò tempo, inizierò ad ampliarla/migliorarla/aggiornarla.

Su Blumenthals (per inciso, uno dei migliori blog sul local search) è stata pubblicata una tabella comparativa tra vecchie e nuove guidelines.

La modifica più grossa è probabilmente quella legata al nome dell’attività inserita su Google Maps. Se infatti prima le linee guida chiedevano di usare il nome usato nel mondo offline (e quindi, in pratica, veniva semplicemente detto di non fare keyword stuffing nel nome), ora è richiesto che venga usato esattamente il nome legale dell’azienda.

Insomma, per fare un esempio concreto, una eventuale scheda locale della “Chicco” non dovrebbe usare quel nome ma “Artsana S.p.a.”. Questo esempio dovrebbe spiegare bene perché sono nate parecchie discussioni (giustamente polemiche, a mio giudizio) su questa specifica modifica.

Pur capendo l’obiettivo di questa novità, ovvero ridurre lo spam, non credo che con questa mossa Google possa migliorare l’esperienza dei propri utenti. Pensate ad esempio ad una ricerca per un hotel in una qualche città. Dubito che la ragione sociale di ognuno degli hotel sia corrispondente al nome con il quale l’hotel è conosciuto. Di conseguenza, i risultati risulterebbero di difficile comprensione. Di più, per quelle SERP che seguo nel settore, sono rarissimi i casi in cui il nome legale dell’azienda sarebbero di una qualche utilità all’utente che si ritrovasse davanti a quella SERP.

Se l’intenzione è quella di ridurre lo spam nei nomi delle aziende, è sufficiente togliere (tutto?) il peso dato a quel singolo fattore.

[UPDATE] Mattia nei commenti fa notare che il punto contestato delle linee guida è stato ripristinato alla versione precedente da Google LBL. Tutto è bene quel che finisce bene :)

Google & You

Posted in Internet Marketing on ottobre 19th, 2009 by Stefano – 2 Comments

Scrivo questo post con un piccolo senso di colpa, perché era il 1 settembre che avevo detto a Filippo “Leggo e ti faccio sapere”. Ancora oggi, non ho finito! Ok, premesso questo, vediamo di che sto parlando :)

Quel giorno, infatti, Filippo Ronco (fondatore di Tigullio vino, Vinix e Vinoclic – e forse pure altro, ma già questi tre siti sono sufficienti per mettergli una medaglia al petto) ha annunciato (su Vinix, ovviamente) il suo libro sul posizionamento sui motori di ricerca intitolato “Google & You“. Filippo ha una notevole esperienza sul web (i siti citati prima sono sufficienti), e come si può ben capire, per chi non lo conoscesse, è molto attivo nel mondo dell’enogastronomia. Questo libro, che lui definisce più simile ad un manualino, può essere di enorme aiuto per tutti coloro che hanno un sito web e vogliono migliorare il posizionamento sui motori (Google in testa, visto che Google è di gran lunga il più usato motore di ricerca in Italia).

Filippo non è un SEO (ed infatti se un SEO decide di leggere questo libro trova sicuramente qualche dettaglio migliorabile: ad esempio, io avrei dato meno enfasi al Pagerank). Ma il risultato del suo lavoro è ottimo, forse anche proprio per non essere stato scritto da un SEO. Infatti, non è rivolto a chi lavora con i motori di ricerca, ma contiene una miridade di informazioni utili ad uso e consumo dei proprietari di siti web. Anche per il background di Filippo, questo sito è un must read per tutti coloro che hanno un sito web nel settore enogastronomico (un blog, il sito di una cantina vinicola, un produttore d’olio extravergine, etc).

A dimostrazione che il libro, lungo circa 120 pagine, è pieno di informazioni (a tal punto da richiedere un po’ di tempo per metabolizzarne i concetti) c’è il fatto che io stesso, come detto ad apertura di post, non sono riuscito ancora a finirlo (diciamo che ne ho letti 2/3). Ma conoscendo i miei ritmi di lettura, avrei rischiato di scrivere questo post tra due anni :)

Il libro è su Lulu e può essere acquistato in versione cartacea oppure scaricato gratuitamente (chiaro che una donazione è sempre ben accetta, come segno di ringraziamento. Se pensate che può farvi risparmiare un sacco di soldi per una consulenza SEO… ;) ).

Se avete un sito web dovreste quindi leggere Google & You (ammetto due eccezioni: chi fa SEO – ammesso lo faccia bene – e chi ha un sito inutile).

Tutti hanno bisogno di un SEO

Posted in Internet Marketing on ottobre 16th, 2009 by Stefano – 1 Comment

La discussione nata nel post Maledetti SEO sul blog di Html.it, che prende spunto dal rant di Derek Powazek (che personalmente potrei capire soltanto qualora un SEO lo abbia stuprato dopo averlo drogato), riporta a galla i soliti dibattiti sulla figura del SEO.

Per inciso: in un mondo perfetto, Derek Powazek potrebbe pure avere parzialmente ragione. Ma leggete i giornali, guardate fuori dalla finestra, etc… e poi ditemi se questo vi sembra un mondo perfetto ;) In ogni caso, Danny Sullivan ha prontamente scritto una risposta al post di cui sopra, in cui spiega con esempi concreti perché il SEO è una figura utile. Se riuscite, leggetelo.

Ora, io non so se certe opinioni derivano dai vecchi tempi in cui si faceva keyword stuffing nei meta tag (nel caso, mi sento innocente: all’epoca al massimo facevo il sistemista…) per posizionare i siti sui motori di ricerca (erano i tempi di Altavista, per intenderci…). Certo è che la reputazione della categoria professionale è troppo spesso scadente. Chiaramente ci sono casi (quantitativamente parlando: troppi, per i miei gusti) che influiscono sulla pessima reputazione, ma quella gentaglia lì chiamiamola spammer, non SEO. Eccheccazzo!

Ci sono molti commenti interessanti in un vecchio post in cui chiedevo ai miei 25 lettori chi fosse, nella loro opinione, il SEO. Vi invito a leggerli tutti, perché danno una panoramica completa della situazione, che a due anni di distanza non è cambiata molto. E così, anche oggi c’è chi crede che fare SEO sia smanacciare con meta tag ed altre cazzate simili, e chi invece, allora come oggi, sa che fare SEO è molto più.

Ma veniamo al titolo di questo post: tutti hanno bisogno di un SEO.

Innanzitutto, è proprio così? Mah, in realtà no: possiamo escludere chi – con una approssimativa definizione – ha un sito web senza alcuna funzione sociale e/o economica. Chi invece ha un sito web con un qualche scopo, ha bisogno di un SEO. E per assurdo che possa sembrare, invece, può tranquillamente aver bisogno di un SEO persino chi un sito non ce l’ha!

Fondamentalmente tutti hanno bisogno di un SEO perché dai motori di ricerca passa un’enorme mole di traffico. Ma non è traffico qualsiasi, è traffico qualificato, generato da persone che hanno un bisogno e stanno cercando attivamente di soddisfarlo. Essere posizionati sui motori di ricerca significa poter essere il sito che soddisferà quel bisogno. Se a voi sembra poco…

Casomai il punto è su quanto bisogno ci sia di un SEO. Ci può essere il caso in cui il SEO sia chiamato a formare le persone incaricate di gestire il sito (nei suoi vari aspetti: l’ottimizzazione dell’applicazione, l’ottimizzazione dei testi, etc), e ci può essere il caso in il SEO debba fare tutta l’attività. E – ça va sans dire – oltre a queste due possibilità, c’è un’infinità di altre necessità che il SEO può soddisfare. L’unica cosa sicura è che, se avete un sito web, avete bisogno di SEO. Ed intendo SEO, non spammer.

Ha bisogno di un SEO (ma ovviamente non lo sa) persino il blogger che pastrocchia con le categorie, i tag e che, ad un certo punto, decide pure di cambiare l’indirizzo del feed senza preoccuparsi di fare quel redirect che gli consentirebbe di non perdere tutti i lettori che aveva fidelizzato nel tempo (e non credete che stia parlando puramente in astratto: il mio feed reader è tutt’ora pieno di feed non più aggiornati, solo perché l’url è cambiato… il blog va avanti, ma io lettore non lo so. Come ovvia conseguenza, non seguo più – per errore del blogger – quel blog!).

Fetch as Googlebot e Malware details

Posted in Internet, Notizie on ottobre 13th, 2009 by Stefano – Be the first to comment

Come annunciato ieri su Google Webmaster Central Blog, è ora disponibile in Webmaster Tools un nuovo tab, Labs, che contiene nuovi strumenti, anche se non ancora pienamente testati e quindi soggetti a possibili errori. I primi due sono “Fetch as Googlebot” e “Malware details”, che danno alcune informazioni utili in più.

I nomi dei due strumenti sono alquanto esplicativi: il primo mostra esattamente come Googlebot vede le pagine del nostro sito (tutto il codice html), mentre l’altro dà dettagli maggiori della semplice notifica su eventuali malware presenti nelle nostre pagine web (non posso certo dire che mi dispiaccia non avere modo di vedere come e cosa lo strumento ci dice di preciso :P ).