Googlebombing 2.0

Una volta si faceva il googlebombing per trasmettere, attraverso Google, messaggi (penso al googlebombing “sociale” con cui si spinse il sito dell’Unicef per la parola chiave “regali”) e giudizi (penso all’ultimo famoso googlebombing in Italia, quello sul porcale Italia.it spinto per la parola chiave “merda”).

Ora invece il googlebombing si fa per partecipare all’estrazione di ricchi premi e cotillon.

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Si si, è morto…

Non che ce ne fosse bisogno, ma ecco un’altra prova del fatto che il googlebombing è tutt’altro che morto (almeno a livello algoritmico, perché magari tra poco interverranno manualmente per rimuovere il sito del farabutto da questa SERP).

Grazie ad anonimo italiano per la segnalazione.

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Miserabile fallimento

Oggi Google ha rimosso la pagina sul presidente del consiglio dal suo indice.
Questo vecchio Google bombing era tornato in auge in questi ultimi giorni di campagna elettorale, e qualche elettore indignato (non per la propria ignoranza, evidentemente) ha protestato, tirando in ballo (a sproposito, è chiaro) la parola “hacker”. Non voglio neanche stare qui a fare distinzione tra “hacker” e “cracker”, tra “lamer” e “wannabe”. Tanto, se non è ancora entrata nella testa della gente nel 2006, non vedo perchè insistere.
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