Se usate Ultimate Tag Warrior per gestire i tag sul vostro blog Wordpress potreste incontrare problemi qualora abilitiate il mod rewrite per i tag (dal pannello di Wordpress, Options -> Tags).
Per motivi che non mi metto a spiegare perché non sono neanche sicuro di averli capiti appieno io, potreste ricevere un error 404 quando visitate la pagina di un tag in locale (ad esempio, www.vostroblog.com/tag/bug/).
All’inizio cercavo la soluzione all’interno del file .htaccess, ma in realtà mi sono accorto che è sufficiente ricostruire la struttura dei permalink (Options -> Permalinks) dopo aver abilitato il mod rewrite per i tag.
Qualora continuiate a ricevere error 404, provate, prima delle due modifiche via pannello di cui sopra, ad inserire nel file .htaccess queste due righe (subito dopo la riga “RewriteBase /”):
Ma nonostante questa sia una soluzione che ho trovato in giro per Internet, ho verificato (anche su questo stesso blog) che non è sempre un passaggio necessario.
La docente è stata assolta “perché il fatto non sussiste”. La donna si era sempre dichiarata tranquilla, sostenendo di aver fatto “il proprio dovere”. All’udienza e alla lettura delle motivazioni hanno assistito i rappresentanti di alcune associazioni gay, che le hanno portato solidarietà. Lei ha solo detto all’avvocato: “Mi viene da piangere”.
Se penso che siamo arrivati al punto che un insegnante si debba difendere in tribunale per aver fatto il minimo indispensabile del proprio dovere, mi viene da piangere.
Piccola richiesta d’aiuto: su questo blog wordpress uso Ultimate Tag Warrior per gestire i tag. Solo che ultimamente mi sono accorto che si perde i tag e mantiene solo quelli delle categorie.
Idee o suggerimenti per capire che succede?
Una volta si faceva il googlebombing per trasmettere, attraverso Google, messaggi (penso al googlebombing “sociale” con cui si spinse il sito dell’Unicef per la parola chiave “regali”) e giudizi (penso all’ultimo famoso googlebombing in Italia, quello sul porcale Italia.it spinto per la parola chiave “merda”).
Ora invece il googlebombing si fa per partecipare all’estrazione di ricchi premi e cotillon.
Non che ce ne fosse bisogno, ma ecco un’altra prova del fatto che il googlebombing è tutt’altro che morto (almeno a livello algoritmico, perché magari tra poco interverranno manualmente per rimuovere il sito del farabutto da questa SERP).
Abbiamo il dovere di fermare questo degrado: nel Parlamento sovrano, con l’accordo di tutti, nell’interesse degli italiani e dell’Italia.
Se Berlusconi parla di parlamento sovrano, di accordo di tutti, di interesse degli italiani e dell’Italia, significa che sta profondamente, intimamente, pensando a salvarsi le chiappe anche questa volta.
Come ho scritto l’altro giorno, ho provato a cambiare la homepage del mio browser: non più iGoogle ma Ask.
Solo che in poco tempo Ask non è stato in grado di sedurmi, forse per la frustazione di vedere il mio scarso posizionamento su Ask (dovuto anche a bug del motore, per inciso: non mi vengano a raccontare che gestisce completamente e correttamente il redirect 301, ad esempio…).
Ho così deciso di usare tre homepage contemporaneamente (potere dei tab): a iGoogle e Ask ho aggiunto Yahoo.
Però in pochi minuti mi sono reso conto che iGoogle era il centro del mio mondo su Internet. AdWords, Analytics, AdSense, Google Reader, persino la todo list. Google è il centro della mia attività su Internet.
Intendiamoci, non sono poi così felice che sia così, dato che di fatto Google è un monopolista. Ma questa è la fotografia dell’importanza di Google per il sottoscritto. E non credo certo di essere l’unico.
Quando cercate backlink (ovvero, link esterni verso il vostro sito) con l’obiettivo (nobilissimo) di migliorare il vostro posizionamento sui motori di ricerca, ricordatevi che avere più di un link da un sito web non vi aiuterà molto più che averne uno solo. Insomma, uno più uno in questo caso non fa due.
Molto meglio cercare di ottenere backlink (di qualità!) dal maggior numero possibile di siti.
Insomma, se avete deciso di rimediare 100 link, molto meglio se vengono da 100 siti diversi.
Tutti, da destra a sinistra, giustamente hanno criticato Selva per lo squallido episodio. Tutti tranne tale Francesco Giro (capisci che 1000 parlamentari in Italia sono troppi quando di molti di questi non ne senti mai parlare se non per una puttanata a legislatura), di Forza Italia.
L’ultimo paragrafo del Corriere su citato dice:
L’unico che prova a difendere Selva è il deputato di Forza Italia Francesco Giro: «I signori della Sinistra si diano una calmata e non mettano alla gogna un uomo integerrimo che negli anni 70 ha rischiato la vita per combattere i terroristi». E dà la colpa al caldo, ad un momento di disagio, all’età.
Giovedì e venerdì scorso si è svolto a Lecce un evento interessante, Ring, in un posto che mi ha fatto subito pensare “Ma se facciamo un barcamp qui dentro, è la fine del mondo…”.
Ad ogni modo, io sono andato solo il giovedì, dove mi aspettavo di incontrare Robin Good, la cui presenza era annunciata dal programma che prevedeva la sua partecipazione ad una tavola rotonda sulla sociologia dei nuovi mezzi e dei nuovi linguaggi come approccio competitivo.
Ma dato che la tavola rotonda era in notevole ritardo (in realtà tutto era in ritardo sulla tabella di marcia), mi sono trovato all’ingresso di un’aula dove ho iniziato a leggere parole familiari come “traffico” e “conversioni”. Mi sono quindi fermato ad ascoltare il workshop “Il successo on line. Progettazione, follow up e marketing nel web” tenuto da Lucio Miranda, Presidente CEO Inet Italia siti di successo. Workshop interessante (per me che di fatto ho avuto un veloce ripasso di quello che è il mio lavoro quotidiano, ma soprattutto per tutte le persone che erano lì a scoprire un mondo nuovo - deduzione mia in base alle facce che vedevo e alle domande che sentivo).
Ho avuto modo poi di fare un po’ di piacevoli chiacchere con Lucio ed Angelo, Marketing Manager della stessa azienda. Oltre a loro, ho avuto il piacere di conoscere (e anche qui, scambiare qualche piacevolissima chiacchera con) Nicola Pellegrini, Direttore Generale QMark, del quale ho anche seguito l’interessante workshop relativo al packaging (anche virtuale!).
Oltre a questo, ho però anche seguito (solo in parte, confesso) la case history di Yeu, originale e-commerce di t-shirt personalizzate, tenuta da Biagio Bisanti (il quale, in precedenza, aveva a sua volta appreso molte informazioni che troverà utili da un po’ di chiacchere fatte sulla scia del workshop sul successo online).
Alla fine, posso comunque dire che l’evento è stato sicuramente interessante e sopra le mie aspettative, forse soprattutto perché non ho visto una promozione che stimolasse in me particolari aspettative.
E comunque, il posto in cui si è tenuto Ring mi fa rimbalzare nella testa la parolina magica “barcamp”… Vedremo…
“Sono un deficiente”: uno studente di una scuola media nel centro di Palermo l’ha dovuto scrivere per cento volte come punizione per aver fatto il bullo con un compagno. Ma l’insegnante che aveva scelto questo metodo per fargli capire di aver sbagliato, è stata denunciata dai genitori del giovane e ora rischia due mesi di carcere.
Pazzesco! Cosa ci aspettiamo dalle nuove generazioni? E i genitori non si vergognano?
Si parla molto, ultimamente, di Google Universal Search. Avrei scritto questa mia brevissima considerazione qui, ma non meritandomi il permesso di scrittura in quella sezione, lo faccio qui.
Cosa cambia con Google Universal Search?
Cambia che in mezzo ai 10 risultati presentati (di default) per ogni pagina con i risultati di una ricerca non troveremo più solo pagine web ma anche libri, video e mappe. Ed in futuro, prevedo altro.
Perché se ne parla tanto?
Beh, i SEO fanno bene a parlarne, perché questo cambiamento comporta un minor numero di pagine web nella prima pagina con i risultati delle ricerche su Google. Se prima bisognava posizionare una pagina web nelle prime dieci per stare nella prima pagina di Google, ora questo potrebbe non essere più sufficiente. Perché le pagine web saranno magari sei o sette. Le altre posizioni saranno appunto occupate da libri, video, mappe.
Ma è vera rivoluzione?
Sicuramente le preoccupazioni dei SEO hanno fondamento. Insomma, se la matematica non è un opinione, quanto espresso appena sopra ha certamente le sue ripercussioni sul lavoro di posizionamento nei motori di ricerca.
Ma possiamo chiamarla rivoluzione? Google guida questa rivoluzione? Secondo me no. Secondo me, molto più banalmente, Google segue l’evoluzione del web e dei suoi (anche di Google, certo) servizi.
So what?
Questo significa che i SEO (ammesso e non concesso che questa figura esista ancora) non devono necessariamente buttarsi nella realizzazione di video solo perché i video avranno posti nelle SERP. Se Google segue l’evoluzione, inserirà un video nelle SERP quando questo meriterà la visibilità. Non avremo invece un video in prima pagina a tutti i costi, giusto per averlo e per ricordarci che ora esiste Google Universal Search.
La morale di questa favola
Anche prima che nascesse Google Universal Search facevamo video. Fa parte della evoluzione del web, e di noi con esso. Continuiamo a farli e facciamoli bene. Google inserirà video nelle SERP se saranno meritevoli di starci (con tutti gli algobug del caso, è ovvio). Se un video non serve o se dobbiamo farlo, non facciamolo: sarebbe solo una perdita di tempo.
Da qualche ora qualche visitatore di questo blog sta visualizzando una bella pagina bianca. Coincidenza vuole che succeda (confermate? smentite?) solo a chi naviga dietro ad un proxy.
La causa è Open Web Analytics. Mi scuso per il disagio, ma preferisco aspettare che venga chiuso il bug (prontamente segnalato) piuttosto che rimuovere OWA (che, detto tra noi, mi sta piacendo davvero molto).
Eppoi questo è, se volete, un motivo in più per seguire questo blog via feed.