Archive for gennaio, 2007

A cosa serve il meta description?

Posted in Internet Marketing, Personale on gennaio 18th, 2007 by Stefano – 10 Comments

So che diversi lettori del mio blog si aspettano sempre qualche post SEO related (non per niente, ma me l’han detto loro, eh). E so che questi lettori vedono da diverso tempo deluse le loro aspettative (oh, non che debba svelare chissà quali misteri, ma insomma, se ogni tanto affronto qualche discorso più interessante e meno autoreferenziale apprezzano, lo so).

Solo che oramai, con questa storia dell’autoreferenzialità dei blog, non riesco a smettere. E pensare che ho dovuto consultare il vocabolario, per capire esattamente di che si parlasse nella blogosfera. Per inciso, se mai dovessi ricominciare a scrivere qualche post serio sull’argomento, lo farò su Marketing Routes, non qui.

Ad ogni modo, oggi ho deciso di fare un post che interessa i SEO qui. Ma non sarà troppo serio (ecco perchè non lo mando al buon Jacopo).

O meglio, l’argomento, a mio avviso, è molto serio, ma sono io che non riesco a prendermi troppo sul serio in questo periodo, e quindi… e quindi leggete.

Oggi parlo di meta description. Il meta description è, per far capire di che parlo anche ai meno esperti, un meta tag contenuto nelle pagine html. Questo meta tag (come gli altri, son meta apposta…) non viene visualizzato dagli utenti. Ma gli spider, i ragnetti dei motori di ricerca, li vedono e li valutano.
All’inizio, il meta description, insieme al meta keywords, veniva usato dai motori di ricerca per stabilire il ranking, il posizionamento, delle pagine all’interno dei propri risultati. Ma siccome i webmaster pensarono bene di fare i furbi, questi due meta tag vennero seviziati e stuprati, perdendo ogni possibile ragione di esistere. I motori di ricerca, infatti, decisero di non valutarli più, perchè troppo facilmente taroccabili (molti di voi staranno sicuramente pensando a quei demenziali listoni di parole chiave, poco importa se attinenti o meno con l’argomento trattato).
Lascio stare il meta tag keywords, che io consiglio di non usare proprio, e passo al meta tag description, perchè qualche senso ancora ce l’ha.
Infatti, quel che scriviamo nel meta description, se fatto con criterio, viene visualizzato dai motori di ricerca sulle SERP (search engine results page, ovvero le pagine con i risultati delle ricerche compiute dagli utenti). Ho detto che il contenuto del meta non viene usato dai motori per stabilirne il ranking, ma se viene visualizzato forse vale la pena usarlo, no?
Come? La risposta più scontata è: scrivendoci dentro qualcosa che incentivi il click. Una frase ad effetto per una pagina che si posiziona al secondo posto può portare più accessi di quanti ne riceva la pagina al primo posto. L’utente vede i primi risultati, e clicca quello che lo ispira di più. Logico, no?

Poi se ne possono fare altri usi, ovviamente. La morale non cambia: con il meta description possiamo mandare un messaggio ad un visitatore, prima ancora che diventi tale. Io ad esempio ho deciso di usare il meta description di questo blog per bullarmi (ho scritto che non mi prendo troppo sul serio, ultimamente, vero?).
Meta description

P.s. un consiglio a chi fa i siti in Flash: inserite comunque il meta description nell’html che include il flash, se volete evitare di avere il peggior snippet possibile.

Ghostreader

Posted in Società on gennaio 16th, 2007 by Stefano – Be the first to comment

Avrei letto più che volentieri il post di Domiziano, ma l’ha scritto prima Giavazzi.

Dicesi blog

Posted in Blogging, Internet on gennaio 15th, 2007 by Stefano – 3 Comments

L’amico Luca Conti, per festeggiare i 3000 post su Pandemia.info (auguri!), chiede ad un po’ di blogger di spiegare, in meno di 2000 battute, cosa sia un blog (il meme – altro termine oscuro – è iniziato qui). Incautamente, tra questi blogger, ha inserito anche il sottoscritto.

Potrei dare una spiegazione didascalica, ma per quella c’è già l’apposita voce su Wikipedia. Dovrei almeno stare nelle 2000 battute, ma la mia pigrizia mi impedisce di contarle. Mi sa che andrò a ruota libera, e magari anche fuori tema.
Confesso: ero tentato di parafrasare una vecchia leggenda metropolitana: tema d’italiano, titolo “Che cos’è il coraggio?”; un alunno consegna il tema con scritto solo “Il coraggio è anche questo”. Massimo dei voti. Ma dubito che sarei rimasto nel feed reader di qualcuno se avessi scritto “Un blog è anche questo”.

Ma allora, che cos’è un blog? Secondo me, ci possono essere tanti modi per rispondere. E tutti validi (tutti tranne questo, ovviamente). I blogger chiamati in causa da Luca (ma mica solo loro, ne sono certo) danno tutti ottime definizioni, e magari seguite l’evolversi della discussione in giro per la blogosfera.

Secondo me, il blog è il migliore strumento di comunicazione a nostra disposizione.
Quel che diciamo attraverso il blog va ben oltre la distanza che potremmo raggiungere con un megafono. Con il blog possiamo dialogare con un numero di persone potenzialmente illimitato, al contrario di quanto possiamo fare con il telefono. Sul blog possiamo scrivere quanto vogliamo, mentre con gli SMS siamo costretti dentro un limitato numero di caratteri, e quando vogliamo, senza disturbare nessuno. Possiamo comunicare in maniera completa, magari inserendo un video o un audio, senza andare in tv o in radio.
Possiamo comunicare in mille modi, per esempio tramite il blogroll (mostrando, cioè, quali altri blog leggiamo) oppure inserendo dei widget come quello di Twitter (di Twitter ho parlato qui), così da far sapere ai nostri visitatori cosa stiamo facendo, o di Last.fm, così da far sapere che musica stiamo ascoltando.
Con un blog possiamo comunicare a tutto tondo, e possiamo farlo senza disturbare, dato che i visitatori possono leggere quel che abbiamo da scrivere tramite un feed reader (in questo recente post spiegavo perchè consiglio Google Reader).

A questo punto, qualcuno potrebbe facilmente obiettare che quanto ho scritto fin qui in realtà si applica potenzialmente a tutti i siti, non solo ai blog. Verissimo. Per quanto detto fin qui, il blog permette semplicemente di poter fare tutto ciò più agevolmente.
Ma a mio avviso il blog ha una peculiarità che lo rende unico e migliore: la blogosfera (se vuoi sapere cos’è la blogosfera, qui trovi la mia definizione). A che serve infatti uno strumento di comunicazione eccezionale come un blog se poi non lo usiamo per dialogare? Lo so bene che comunicare e dialogare non sono sinonimi, sia chiaro. Però ogni blogger ha il suo strumento per comunicare, il proprio blog; e ogni blog è potenzialmente uguale agli altri.

Fate per un attimo finta di trovarvi in una piazza, insieme a tanta altra gente. Ogni persona nella piazza ha a disposizione uno strumento per comunicare con gli altri. Ma senza dialogo, nessuna comunicazione arriverebbe a destinazione con successo. Le voci si sovrapporrebbero, creando un indistiguibile rumore. Ovviamente, tutti ci rendiamo conto che non sarebbe mai possibile riuscire a parlare con tutte le persone in una piazza. O per lo meno, non riusceremmo a parlare di molte cose, e/o non potremmo farlo per molto tempo.

Con il blog si. Perchè avere un blog significa poter andare in una piazza e riuscire a dialogare con tutte le altre persone. Meglio ancora: sapere, prima ancora di iniziare a parlarci, che cosa pensano e dicono le altre persone (perchè un blogger è prima di tutto un lettore di blog), e poter quindi selezionare in partenza le persone con le quali vogliamo parlare, tra tutte quelle che affollano la piazza.

E a meno che non vi rendiate conto di quanto sia importante per l’essere umano riuscire a dialogare (o per farlo avete bisogno anche voi di una bella tracheotomia?), avete già capito quale straordinario strumento sia il blog. Anche se, dopo tutta questa pappardella, ancora non avete che cos’è un blog.

Delurking day 2007

Posted in Blogging on gennaio 12th, 2007 by Stefano – 19 Comments

Delurking day Siamo ancora in tempo per il Delurking day. Si, perchè, da quanto ho capito, il Delurking Day in realtà non dura solo un giorno. Vabbè, dettagli. Già mi immagino le domande… O almeno credo. Ditemelo voi (e così, se una scusa non vi basta, ora ne avete due).

Cos’è il Delurking Day?
È, per usare le parole di Tambu, “il giorno in cui i lettori che non commentano mai possono lasciare un segno tangibile della loro esistenza e del loro passaggio”.

E quindi? Che vuoi da noi?
Banalmente, una traccia. Poco importa cosa scrivete (o per lo meno, poco importa al fine del conteggio. Se poi volete scrivere un trattato intero, fate pure). Va bene qualsiasi cosa, anche pernacchie, insulti (mmm, magari, per non impressionare eventuali lettori sensibili, scrivete solo “insulti” e capirò). Non siate timidi. E non fatevi intimorire dalla richiesta di un indirizzo e-mail. Non lo vede nessuno e non verrà usato per nessun motivo. Lasciate un commento in questo post per lasciare una traccia, voi che non l’avete fatto mai. Unica scusa per non lasciare un commento è l’essere morti. Ma se siete arrivati a leggere fin qui…

E chi ha commentato qualche volta?
Nel dubbio, commentate lo stesso. Male non fa. Magari, se preferite, scrivete proprio “non ricordo se ho già commentato o no”. Va benissimo.

E cosa inserisco dove dice website?
Se hai un sito (blog o altro non importa) scrivi l’indirizzo. Se non ce l’hai, non scrivere niente. Più facile di cos&igrave…

E chi legge solo un post ogni tanto?
Ci può essere il caso di chi segue tramite feed, e continua a farlo nonostante il 99% dei post non gli interessano neanche un po’. Va bene, commenta lo stesso. Sei pur sempre uno dei lettori che mi segue. Magari puoi sfruttare l’occasione per dirmi quali argomenti ti interessano di più.
Ci può essere il caso di chi visita il sito ogni tanto e legge giusto un post e via. Va bene uguale. Commenta!
Ci possono essere tante altre situazioni, ma se sei qui a leggere questo post, probabilmente dovresti lasciare un commento.

Ok, non ti annoio oltre. Anzi, mi spingo più in là: come Massimo, anche io giuro di lasciarti in pace per tutto il 2007.

Considerazioni su Twitter

Posted in Blogging, Internet on gennaio 11th, 2007 by Stefano – 9 Comments

Ho sentito parlare per la prima volta di Twitter durante le vacanze natalizie (soprattutto per merito di Fullo e dei suoi consigli d’oro – twitters, imparateli a memoria!!). Poi, come ho scritto qualche giorno fa, mi sono iscritto.

Certo, non sono molti, ma in 4 giorni di utilizzo ho già avuto modo di abituarmi a questo nuovo strumento. Ecco un po’ di mie valutazioni (frammiste alla mia esperienza online) su twitter e su alcune opinioni che ho sentito al riguardo.

Privacy: il problema della violazione della privacy non esiste. I followers (coloro che seguono le nostre azioni) possono essere emeriti sconosciuti, certo. Ma leggono solo quel che scriviamo. Quindi ognuno decide cosa comunicare e cosa no.

Produttività: molti dicono (ho intravisto anche qualche grafico a supportare questa tesi) che twitter abbassi la produttività. Ribatto: e se facesse il contrario? Esporre al mondo le nostre azioni-intenzioni può spingere a compierle, quelle azioni. Se dico “sto scrivendo un post su twitter” poi non posso non scriverlo. Porto a termine il compito, pena figura di merda.

Chat: se avete mandato a memoria i consigli di Fullo, sapete già cosa intendo dire. Twitter non è una chat. Se volete chiaccherare con qualcuno, ci sono gli strumenti per farlo (IRC, messenger vari – MSN, Gtalk, Yahoo, Jabber, etc – se non addirittura e-mail). Usate quelli.

Netiquette: non so se è il termine più indicato, in realtà. Ad ogni modo, mi riferisco a quegli utenti che usano twitter in maniera errata, che usano twitter come una chat, soprattutto a quelli che mandano messaggi rivolti ad una persona facendoli leggere a tutti. Ora, capisco ci voglia un po’ di tempo ad abituarsi ad uno strumento nuovo, ma se Tizio vuole dire una cosa a Caio, per quale cazzo di motivo Sempronio dovrebbe leggere una cosa tipo “Tizio: @Caio blablabla”. È un messaggio privato? Mandatelo solo a lui. Premesso questo, tra chi sbaglia c’è chi poi capisce e corregge il proprio comportamento e chi invece non capisce e/o non corregge il proprio comportamento. Nessun timore (e restando all’esempio): come Sempronio ha aggiunto Tizio alla sua friendlist, così può rimuoverlo. Senza rancore, ok?

Overload: a differenza di un feed aggregator, qui ci si deve imporre un limite al numero di friend che si desidera seguire. Si possono aggiungere molti friend, ovviamente, ma dopo un po’ la lista andrà per forza di cose scremata (altrimenti si, ciao produttività). Come sopra, si può rimuovere un friend dalla lista. E come sopra, senza rancore.

Complemento, non sostituto: twitter può essere un complemento utile e comodo a feed, chat, forum, etc. Complemento, e non sostituto. Dovrebbe essere chiaro il perchè, considerati alcuni punti precedenti. Quel che succede (almeno a me) è di iniziare a seguire su twitter alcuni blogger che già si seguono via feed. Ma non sta scritto da nessuna parte che sia questo l’unico percorso possibile. Può benissimo capitare (e a me è già capitato, in pochissimi giorni di utilizzo) di scoprire nuovi blog partendo da twitter. E di aggiungere il blog al proprio feed reader. E magari non seguire più le azioni del blogger via twitter. Ma senza rancore, che i motivi validi per rimuovere qualcuno dalla lista ci sono e sono insindacabili.

Immediatezza: una banalità, se volete, ma la velocità di ricezione dei messaggi via twitter permette di comunicare in tempo reale. Per esempio, io ho seguito la presentazione di quell’accrocchio da 499$ di cui tanti parlano (non scrivo il nome, che secondo me non è mica ancora detto si chiamerà così) via twitter. E non sono certo stato l’unico.

Utile: ok, forse twitter è utile fino ad un certo punto, ma il tipo di applicazione potrà essere adottato in situazioni lavorative con (secondo me) ottimi risultati. Ipotizzo: per progetti grossi, incorporazione di una applicazione come twitter all’interno di un software di project management; per piccole operazioni, come applicazione quasi stand-alone per una fluida gestione dei task.

Considerate, ovviamente, che io uso IRC dal 2000, e sono (quasi) perennemente online su tre diversi istant messenger. È evidente, quindi, che ho una esperienza su questo tipo di strumenti di comunicazione in tempo reale che magari non tutti hanno. Le mie considerazioni non possono certo prescindere dalla mia esperienza personale.

Sicuramente potrei allungare la lista, pensandoci su più a lungo. Ma magari potete stimolarmi con le vostre considerazioni (commenti, trackback, e-mail, messenger vari).